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Soddisfazioni!

Oggi non pubblico materiali ma solo riflessioni e… soddisfazioni!

Dovete sapere che in quest’anno scolastico in classe, con la collega prevalente, stiamo sperimentando una fantastica alternanza nelle discipline di studio. Considerato che alcune delle mie ore di sostegno sono su di una bambina con lievi difficoltà di tipo cognitivo e che quindi il mio ruolo è di supporto alla classe con un intervento molto indiretto e generale, spesso a svolgere le lezioni di storia e geografia sono proprio io. Ci siamo organizzate così sia per favorire una reale integrazione degli alunni che per diffondere un’idea di intercambiabilità tra le docenti (perché  l’insegnante di sostegno non sia considerata solo di uno o due alunni). Inoltre la collaborazione tra me e la collega è servita soprattutto all’inizio dell’anno per dare avvio al metodo di studio.

sottolineare

In breve: fin dalle prime lezioni, dopo una lettura collettiva di una pagina di testo, una delle due guidava l’attività di sottolineatura, mentre l’altra passava tra i banchi per controllare che tutti avessero capito e trovato il segno. Una volta sottolineata la frase contenente le informazioni principali, la andavamo a rileggere insieme per capire che – anche togliendo il resto del testo – il concetto importante veniva comunque rintracciato. Inoltre, con il pastello colorato preferito, andavamo a cerchiare le parole chiave, così da evidenziarle e poterle fissare nella mente già da subito. Parallelamente fin dalle prime lezioni, abbiamo presentato le varie modalità per ristrutturare i contenuti del testo: sintesi, mappe concettuali, schemi, parole chiave e definizioni, domande guida e risposta.

Bene.  Nel giro di pochi mesi (e nonostante le varie interruzioni che abbiamo avuto a causa del terremoto in questo anno scolastico tutto particolare) i bambini si sono appassionati a questo metodo e per loro è diventata ormai una sfida “ricostruire” la frase estrapolando nel testo soltanto le informazioni principali. Così, da qualche settimana (i primi hanno cominciato già prima di Natale) TUTTI sono in grado di sottolineare autonomamente la frase contenente il nucleo essenziale, escludendo quindi parentesi, proposizioni incise, esempi o ripetizioni. E così li vedi saltare da una frase all’altra con una tale scioltezza che li abbracceresti tutti per il resto della mattinata. Al tempo stesso, li senti chiedere “quando facciamo lo schema?” oppure li senti dire “io ho studiato con la mappa concettuale e ne ho fatta un’altra da sola!”. Insomma, passatemi il termine: tutto ciò è una gran figata!!! 🙂

Perché in fondo, diciamolo, l’apprendimento del metodo di studio è uno degli aspetti fondamentali per tutta la storia scolastica di una persona (ed anche oltre) ed è più su quest’aspetto, che non sui singoli contenuti, che si deve puntare soprattutto all’inizio. Sarà che uno dei ricordi più belli dei miei anni alle scuole elementari è proprio della maestra Simona – supplente della titolare che era in maternità –  che, giovane ed energica, ci guidava nel metodo di studio. Beh credo che proprio quell’apprendimento significativo abbia fatto la differenza nel mio caso, quando poi alle medie e alle superiori, tutte le insegnanti dicevano ai miei genitori che il mio metodo di studio sicuro mi avrebbe permesso di studiare qualsiasi cosa. E poi, all’università e nello studio per il concorso docenti, proprio quel metodo mi ha salvato: libri interi macinati nel giro di poco tempo grazie ad una velocità di sottolineatura e di selezione dei concetti fondamentali. Forse è stata proprio questa mia passione personale (che, ripeto, nel mio caso ha fatto la differenza) a far salire l’insegnamento del metodo di studio nella scala delle priorità. E i risultati mi stanno dando ragione con enormi soddisfazioni, anche perché tutto questo processo di studio sta portando dei buonissimi prodotti. I bambini si approcciano alle interrogazioni con grande serenità, anzi capita che chiedano tutti di essere interrogati per primi e che ci restino male quando inevitabilmente qualcuno deve attendere di più.  Quando ripetono, inoltre, quasi tutti riescono a rielaborare a modo loro i contenuti, collegando tra loro le informazioni  e mostrando di aver davvero compreso ciò che hanno studiato. Infine, con queste diverse modalità di rielaborazione a partire da un’unica attività comune, abbiamo la dimostrazione che tutti gli stili cognitivi dei vari alunni trovano spazio e modalità di emergere con le loro peculiarità.

E, ieri mattina, quando D. – alunno con un’infinità di problemi di attenzione e di comportamento – ha raccontato a modo suo (nel senso che ha quasi drammatizzato le scene) le glaciazioni, le modalità di caccia in gruppo, gli utilizzi del fuoco e tutte le attività degli uomini del paleolitico, collegando tra loro i concetti e facendone un discorso preciso e corretto, beh… mi sono commossa. La cosa bella è che lui se ne è accorto e gli ho dovuto spiegare che di certo non erano lacrime di dispiacere ma di felicità… così lui, altrettanto felice, si è aperto in un sorriso che ancora vedo davanti a me. Se chi ha maggiori difficoltà mostra di stare al passo con interesse, motivazione, impegno e buoni risultati…. allora sì che siamo sulla strada giusta!

Che soddisfazione!!!

Maestra Gigia

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Analizzare le relazioni nel gruppo classe: il Sociogramma di Moreno

Cari lettori,

oggi vorrei parlarvi di uno strumento molto efficace per l’analisi delle relazioni interne al gruppo classe: mi riferisco al Sociogramma di Moreno! Chi di voi lo conosce? Personalmente ho avuto occasione di studiarlo diverse volte nel corso della mia carriera scolastica e universitaria e ora, in veste di maestra, cerco di utilizzarlo nel contesto della classe in cui mi trovo a lavorare per capire bene la qualità delle relazioni all’interno del gruppo e la qualità dell’integrazione dei bambini con il sostegno che seguo personalmente. Scelgo di scrivere di questo argomento proprio ora perché ho effettuato la somministrazione del sociogramma proprio oggi ed ho appena terminato il lavoro di rielaborazione dei dati.

Ma andiamo con ordine!

Il sociogramma di Moreno è uno strumento di indagine che analizza la posizione dei singoli individui all’interno del gruppo nonché la struttura delle relazioni del gruppo stesso. Esso assume la forma di un questionario da somministrare a tutti i componenti del gruppo e le domande fanno riferimento ad un criterio ludico (di gioco) e a un criterio funzionale (di lavoro): nel primo caso lo scopo è rilevare le dinamiche dello stare insieme e dei rapporti basati sulle affinità tra i bambini mentre nel secondo caso viene presa in analisi l’organizzazione del gruppo finalizzata al raggiungimento di un obiettivo condiviso. Per entrambi i criteri, vengono effettuate due domande: la prima di preferenza, la seconda di rifiuto/esclusione. La formulazione delle domande va calibrata sul livello della classe: nel mio caso – classe prima – ho formulato le domande in molto semplice e basate su un esempio reale.

  • Faremo un gioco a coppie: con chi ti piacerebbe giocare? (criterio affettivo-relazionale – accettazione)
  • Faremo un gioco a coppie: con chi non ti piacerebbe giocare? (criterio affettivo-relazionale – rifiuto)
  • Faremo un lavoro di gruppo: con chi vorresti lavorare? (criterio funzionale – accettazione)
  • Faremo un lavoro di gruppo: con chi non vorresti lavorare? (criterio funzionale – rifiuto)

I bambini devono dare due risposte a ciascuna domanda: il limite viene predisposto per evitare dispersioni e per rendere lo studio più accurato. Graficamente le scelte di preferenza e di esclusione vengono rappresentate diversamente: due nuvolette morbide e arrotondate per inserire le prime e due nuvolette più spigolose per inserire le seconde. Io ho creato e usato questo: modello-sociogramma.docx.

L’interpretazione dei dati è la parte più interessante anche se più “faticosa” per l’insegnante. Nel mio caso il sociogramma effettuato in classe è stato analizzato grazie all’ausilio del software didattico Sociogramma dei gruppi. Software per la somministrazione, l’analisi dei dati e l’interpretazione – Erickson.

Sociogramma dei gruppi - Erickson (software didattico)

Sociogramma dei gruppi – Erickson (software didattico)

E’ uno strumento molto interessante che, attraverso l’inserimento dei dati nel database, permette di avere una restituzione dei dati in forma grafica e quindi di impatto immediato. Il software non è recentissimo, io ce l’ho da 4 anni perché l’ho utilizzato per un lavoro sperimentale per la tesi di laurea nel sostegno e già allora avevo fatto fatica a reperirlo; ora vedo su ibs che risulta non disponibile ed è veramente un peccato perché – seppur decisamente non economico – era uno strumento molto utile. Se si utilizza il software la fatica è solo nella costruzione digitale del questionario e nell’inserimento di tutti i dati anagrafici e dei report degli alunni… poi il gioco è fatto! Certamente i dati possono essere analizzati anche “a mano”, anche se incrociare tutte le relazioni e costruire la rete delle scelte reciproche dei bambini (una vera e propria ragnatela!!!) potrebbe risultare difficile.

Un esempio delle relazioni in un gruppo classe

Un esempio delle relazioni in un gruppo classe

Cosa emerge dal sociogramma? La ragnatela dei rapporti all’interno del gruppo mostra chiaramente i nodi oggetto di una fitta rete di legami (bambini leader e popolari) o nodi isolati (bambini che non vengono indicati da nessuno dei compagni). L’utilizzo dei due criteri (relazionale/funzionale) e del doppio sistema di risposte (accettazione/rifiuto) permette di ragionare sulle scelte dei bambini in base alle situazioni facendo talvolta emergere dei dati interessanti: bambini super ricercati nel lavoro ma per nulla considerati nell’aspetto affettivo oppure bambini rifiutati nel lavoro ma molto ricercati nelle relazioni ludiche. Attenzione: è fondamentale ragionare sul significato di “rifiuto” e di “nodo isolato”. Un bambino rifiutato è un bambino indicato nelle scelte negative (non vorrei lavorare con… con vorrei giocare con …), mentre un nodo isolato è un bambino che non viene indicato da nessuno dei suoi compagni, ovvero completamente ignorato.

Credo sia fondamentale per ogni insegnante ragionare sui risultati del sociogramma per orientare le scelte educative e didattiche per la propria classe e per aggiustare il tiro su alcune dinamiche in corso. Per me i risultati sono stati davvero illuminanti.

Spero di aver incuriosito qualcuno di voi. Vi lascio comunque dei riferimenti a completamento di quanto ho scritto io:

http://www.edscuola.it/archivio/psicologia/sociogramma.htm;

https://diarioarpino.files.wordpress.com/2014/03/sociometrico-di-moreno.pdf;

http://parolealtre.it/sites/default/files/1-SociogrammadiMoreno.doc.

Buon lavoro a tutti!

Maestra Gigia

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Festa di fine anno scolastico e genitori. Attenzione: toni polemici, astenersi permalosi.

In un ridente paesino delle Marche, oggi pomeriggio si è tenuta la tanto attesa festa di fine anno scolastico. Festa che doveva tenersi giovedì della settimana scorsa, ma era stata rimandata per maltempo. Caspita, direte, maltempo nel mese di Giugno? Eh sì, forse abbiamo proprio beccato la giornata sbagliata. E allora, dai, rimandiamola al 25 Giugno. E’ già arrivata l’estate!

Bene.

Per tutto il pomeriggio addobbiamo il giardino della scuola e il palco che lì è stato montato. Qualche nuvolone si aggira nel cielo ma, dai, meteo.it dice che non piove. L’impianto audio (mixer, casse, microfoni ecc.) è pronto e i bambini scalpitano per entrare. Evviva, tutti ai propri posti! Una delle insegnanti sale sul palco per presentare lo spettacolo che prevede brevi lezioni aperte di gioco danza in piccolo gruppo e poi qualche canzoncina.

Alle 6 si fa improvvisamente buio. Ricorda tanto quel Alle 3 si fece buio su tutta la terra, anche se questa è tutta un’altra storia.

Plin.

Plin. Plin

Plin Plin Plin plaf plaf plaf tutututuututtuutu

P******** (bip).

In due secondi viene giù il mondo.

Le insegnanti che sono dentro intrattengono i bambini, le insegnanti che sono fuori corrono a smontare l’impianto e metterlo al riparo prima che sia troppo tardi. Fuggi fuggi generale, mentre qualcuno si ripara nei locali della scuola.

Che si fa, che non si fa? Rimandare non si può, annullare totalmente la festa sarebbe un peccato…quindi la adattiamo come meglio possiamo. Tutti in sala mensa. Cioè, tutti no. I bambini si esibiscono in gruppetti, quindi forza…che si avvicinino solo i genitori di tizio, caio e sempronio ecc.
E allora: cosa non è chiaro di questo messaggio? Quelli davanti si scazzottano, ops…volevo dire…si fanno delicatamente spazio nel gruppo e il risultato è che i genitori di Tizio, Caio, Sempronio sono ancora in fondo alla sala, mentre i genitori di Pinco e di Pallino, che proprio non devono esibirsi in questa parte dello spettacolo (in nessuno dei gruppi, perché è la conclusione di un progetto a pagamento a cui non tutti hanno aderito), sono davanti a tutti con dei tablet immensi a scattare foto mentre Pinco e Pallino sono tranquillamente seduti a non fare niente.

Poi arriva il secondo gruppo, poi il terzo e infine il quarto. Vengono chiamati, a turno, i genitori dei bimbi che si esibiscono. Pinco e Pallino sono ancora lì a non fare niente, perché in effetti devono solo aspettare, mentre i loro genitori scattano foto al nulla e gli altri dietro sbuffano.

Aspettate, intanto fuori non piove più. Mentre dentro lo spettacolo procede (con gli adattamenti inevitabili del caso, ma procede) fuori alcune insegnanti montano di nuovo tutto l’ambaradan, spazzano l’acqua sul palco e provano a garantire al pubblico presente una seconda parte dello spettacolo un po’ più fresca e agevole, all’aperto.

In questa fase non troviamo i genitori di Pinco e Pallino, ovviamente perché sono ancora dentro. No, ora non stanno fotografando il vuoto ma sbuffano perché è caldo, non c’è spazio, lo spettacolo fa schifo e i loro figli non hanno partecipato. (sdjklfvnsdfvsdvlsnòd)

Troviamo però (Deo gratias) qualche altro genitore che si offre di aiutare le insegnanti a spazzare via l’acqua sul palco, a spostare le sedie, a montare le casse ecc. Allora il buon senso esiste ancora.

Ancora per poco.

Tornano i genitori di Pinco e Pallino che si piazzano proprio sotto il palco, anzi no, a momenti ci salgono sopra. I bambini dovrebbero esibirsi in alcune canzoncine, guidati dalle loro insegnanti posizionate appena lì sotto per fare le mossette insieme e dare un po’ di ritmo. Vi ricordate Mariele Ventre? Faceva così! Lei davanti e tutto il pubblico dietro.

No, i genitori di oggi non ricordano lo Zecchino D’oro e Mariele Ventre. Loro guardano Ti lascio una canzone e i bambini, lì, non hanno nessuna guida davanti. Hanno l’ear monitor, no? Quindi perché mai si dovrebbe lasciare uno spazio vitale per le insegnanti per farle posizionare in pole position di fronte ai bimbi? E perché mai si dovrebbe lasciare uno spazio vitale attorno all’impianto audio?

In questo simpatico pomeriggio, quindi, vediamo genitori arrampicati quasi sul palco a scattare foto con tablet più grossi di loro, mentre le insegnanti non trovano spazio manco per andare a premere play per far partire la musica.

Comunque i gruppi si alternano sul palco fino a che, a spettacolo quasi terminato, vengono festeggiati i bambini che hanno terminato la loro esperienza nella scuola dell’infanzia e si preparano per iniziare la scuola primaria. Anche in questo caso i sempre noti genitori tecnologici sono tutti pronti a scattare foto e girare video da mettere su youtube, però manco mezzo urletto di incitamento o un applausino (ovvio, le mani sono impegnate) per festeggiare i nostri “piccoli più grandi” che ci salutano. Ad applaudire e far festa, anche stavolta, sono solo le maestre.

Lo spettacolo ora è finito. Una volta i genitori cercavano i loro bambini, poi si avvicinavano alle insegnanti, facevano ciao ciao con le manine, un bel sorriso e magari ci scappava anche un abbraccio e un augurio di buone vacanze. Oggi ho visto i bambini cercare i genitori e poi ho osservato tutti andarsene, alcuni senza manco salutare. Intanto i genitori di Pinco e Pallino, a braccia conserte senza muovere un ditino, sbuffano sulla mancata riuscita della festa. Intanto, qualche bambino grande (fratelli, cugini ecc. dei nostri piccoli) ha distrutto la scenografia sotto gli occhi di genitori che hanno visto senza muovere un ditino o senza dire nonlofarefermati.

Riflessioni random al termine di questa giornata:

Quando penso che i genitori di oggi fanno parte, più o meno, della mia generazione, mi ritengo un’aliena nel loro mondo.

Quando penso a loro, unisco  i pezzi pensando ad alcuni atteggiamenti dei bambini. Allora il puzzle si ricompone improvvisamente ai miei occhi, illuminandomi.

Quando penso che forse anche io, tra qualche anno, parteciperò alla festa della scuola dei miei figli, vorrei essere una mamma meno lamentosa o/e più collaborativa (possibilmente entrambe, dato che senonmovinapajaesbuffisololaprossimavoltatenestaiacasa). Penso agli adulti (genitori, nonni e parenti tutti) che potrebbero evitare di puntualizzare sulle sciocchezze, potrebbero invece rimboccarsi le maniche insieme a noi, in quell’ottica di collaborazione tra scuola-famiglia che ci siamo persi per strada. Penso a tutti quei tablet in mano a gente che poi dice di non avere i soldi per fare una visita specialistica al figlio che ne avrebbe tanto bisogno. Poi, penso a quei papà che ci hanno aiutato a sistemare le cose, perché forse – allora – qualcuno si salva. Educazione genitoriale, questa – per me – è la sfida più grande a cui le scuole (e la società intera) debbono lavorare.

Quando penso alla festa di oggi, penso a noi insegnanti che, nonostante la pioggia, multitasking mode on, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo salvato il salvabile, effettuando comunque uno spettacolo che sembrava spacciato. Penso ai bambini che si sono divertiti molto, a dispetto delle manie di protagonismo e dei commenti idioti degli adulti e a riprova del fatto che il “successo”, per loro, è divertirsi insieme… anche se il risultato non è da prima tv! Penso a me, che ce la metto tutta per essere una brava insegnante, ma che mi perdo sempre sul più bello: devo imparare a farmi scivolare addosso la superficialità del mondo adulto.

Negli occhi dei bimbi, la felicità. Nel resto, il vuoto.

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Sitografia per bambini: giocare per imparare!

21 Giugno. Anche questo anno scolastico sta per volgere al termine, tuttavia le cosine da fare (soprattutto a livello burocratico) sono ancora diverse. Per me, che sono nell’anno di prova, c’è anche la discussione della tesina con il comitato di valutazione, pertanto il mio ultimo impegno sarà il primo Luglio. Poi, vacanze! Oggi, comunque, vorrei condividere con voi alcuni suggerimenti di tipo didattico relativamente all’uso della tecnologia a scuola.

Mi spiego meglio.

Nel corso di formazione per il ruolo ho avuto la possibilità di navigare nella piattaforma INDIRE, approfondire vari argomenti e cimentarmi in elaborati e progetti di tipo teorico e pratico. La “raccolta punti” (per ogni elaborato svolto si ricevono dei crediti, fino ad arrivare ad un totale di 38 punti) poteva essere svolta in modo superficiale, ma – un po’ per il mio essere precisina di carattere, un po’ perché amo complicarmi la vita – ho deciso di impegnarmi anche in queste attività, cercando di cogliere da esse quanti più spunti possibili per la didattica reale.
Uno degli elaborati che ho svolto chiedeva di stilare una sitografia per bambini, ovvero di scovare e analizzare alcuni siti contenenti proposte didattiche e ludiche per i piccoli utenti. Ho svolto questa traccia con interesse, poiché credo che in rete possano esserci degli spunti notevoli e, quando è possibile, li uso per integrare il mio lavoro a scuola. Certo, si potrebbe dire che i bambini di oggi usano troppo la tecnologia, abituati ad avere a disposizione gli smartphone e i tablet dei genitori a tutte le ore, ma, non potendo risolvere il problema a monte (perché si può dire quello che si vuole, ma la realtà dei fatti è che non tutte le famiglie hanno la possibilità, il tempo o la voglia di fare esperienze diverse con i propri bimbi e quindi si ripiega così), faccio i conti con il fatto che la tecnologia c’è, gli strumenti ci sono e gli occhi dei bimbi sono comunque puntati lì. Partendo da questo presupposto, che possiamo fare allora? Possiamo dare degli spunti più “intelligenti”, ovvero far conoscere ai bimbi (e magari ai genitori) qualche sito interessante, dove, con una metodologia ludica, i bambini possano intanto imparare qualcosina. Insomma, meglio un gioco interattivo con finalità didattiche, piuttosto che l’ennesima puntata di Peppa Pig, Teletubbies, oppure una partita a Candy Crush Saga o vattelappesca.

L’elaborato era già pronto e allora mi son detta: va, quasi quasi lo pubblico! Maestri e maestre, ecco a voi! E’ un po’ lunghino ma…abbiate pazienza! 🙂

KIDSPSICH:http://www.kidspsych.org/index1.html 

Il sito Kidspich rappresenta un luogo di gioco online per bambini di età compresa tra 1 e 9 anni. Appena avviato, si apre una presentazione con scritte colorate e in movimento, corredate di una musica semplice ma capace di catturare anche i più piccoli. Dopo qualche secondo, la schermata diventa “fissa” ovvero si stabilizza un menù (che tuttavia prevede ancora piccole animazioni) che permette di scegliere come proseguire nella navigazione. A destra e a sinistra dello schermo si creano due pupazzetti (poi scopriremo che si tratta di Oochy e Oochyna) con alcune scritte sottostanti: cliccando su di esse è possibile scegliere il target di destinazione dei giochi che seguiranno. Cliccare a sinistra vuol dire aprire giochi adatti a bambini di età compresa tra i 6 e i 9 anni, quindi per i primi anni della scuola primaria; cliccare a destra, invece, significa aprire giochi destinati ad una fascia di età inferiore, tra 1 e 5 anni, quindi per i bambini di età prescolare. Quando si clicca su uno dei due bottoni, si aprono schermate dalla visualizzazione molto chiara e semplice dove viene mantenuto il personaggio guida (il pupazzetto) con accanto una lista di 7 giochi.  Per ciascun gioco è presente una breve descrizione di cosa il bambino dovrà fare, mentre a livello uditivo ci sono semplici feedback sonori in risposta ai movimenti del cursore. Tutti i giochi, inoltre, sono corredati da una spiegazione cliccabile alla voce “about this activity”: gli adulti possono leggere quali sono gli obiettivi del gioco, le abilità messe in gioco e gli studi a riguardo con riferimenti agli approfondimenti sull’argomento. Una scheda dedicata agli adulti è comunque presente già nella pagina iniziale del sito. Cliccandoci, è possibile leggere “info for parents”: qui è possibile leggere la mission del progetto, ovvero come sfruttare al meglio le potenzialità del sito.

 BABYFLASH: http://www.baby-flash.com/home.html 

Il sito ha una grafica molto accogliente costituita dall’immagine di una casetta abitata da bambini con un cielo azzurro che fa da sfondo. Il sottotitolo “gioca…divertiti…impara” mostra chiaramente l’impegno del progetto che, nato per aiutare il figlio disabile della curatrice, è volto a divertire i piccoli utenti lavorando su abilità cognitive, visive e logiche.  Il menù laterale permette di scegliere come proseguire nella navigazione: è possibile quindi muoversi tra le varie discipline scolastiche, oppure scegliere la sezione giochi, la sezione fiabe, la sezione foto ecc. Per i più piccoli è presente una sezione apposita: le abilità messe in gioco sono quelle della lettoscrittura e della logica/matematica, anche se i piccoli utenti possono muoversi anche nella sezione giochi per trovare qualcosa alla loro portata. In questo sito i giochi e le attività non prevedono una descrizione scritta pertanto la navigazione è totalmente alla portata dei bambini, immediata e basata sulla logica del tentativo. Il feedback di risposta in base alle azioni dell’utente permette di aggiustare il tiro.

 IL GUFO BOO: http://www.ilgufoboo.com/ 

Secondo il mio parere, la home del sito non si presenta molto chiara dal punto di vista della navigazione per i bambini, in quanto  la pubblicità si fa invasiva nello schermo. Quando si clicca sul bottone per giocare, tuttavia, il menù che si apre si fa più semplice e anzi prevede una scelta interessante tra giochi che prevedono modalità di interazione diverse: premere i tasti, muovere il mouse, fare click. In ogni sezione ci sono più di 10 giochi riguardanti quasi sempre animaletti dalla grafica colorata e immediata. Alcuni di essi mettono in gioco abilità specifiche, altre invece hanno semplicemente lo scopo di far scoprire i dettagli e mantenere l’attenzione sugli input visivi dello schermo.

 POISSON ROUGE: http://www.poissonrouge.com/ 

Il sito Poisson Rouge/Red Fish prevede una navigazione in francese e in inglese. Il sito, con sfondo bianco e pulsanti colorati, ha una barra orizzontale dove l’utente può leggere la mission, la storia, le condizioni d’uso e in generale la parte più tecnica del sito dedicata all’adulto. I pulsanti centrali del sito sono invece alla portata dei più piccoli e, sia per grandezza che per il colore usato, invitano l’utente a cliccare per iniziare a giocare. Tuttavia, l’utilizzo del sito e quindi la navigazione tra i giochi sono abilitati previa registrazione al sito. I primi 10 giorni di navigazione sono gratuiti, mentre per una ulteriore navigazione è richiesto un pagamento.

GIOCHI DIDATTICI BAMBINI ONLINE: http://giochididatticibambinionline.blogspot.it/  

Il sito si presenta molto colorato ed interattivo, pieno di caselline cliccabili che rimandano a giochi diversi appartenenti ad altrettanti siti. Non è quindi un sito autonomo di giochi, bensì una piattaforma di raccolta di link. Significativo dal punto di vista dei contenuti che spaziano dai giochi/prerequisiti per i più piccoli alle discipline per i grandi, è tuttavia a mio parere troppo confusionario sul piano visivo. Non c’è una logica nell’esposizione dei giochi e le icone stesse non sono trasparenti sul tipo di contenuto che vanno a proporre. E’ sicuramente un sito valido per trovare proposte ludiche per i bambini ma non è di immediata navigazione e rischia per questo di scoraggiare gli utenti.

 LA NAVE DI CLO: http://www.navediclo.it/

Il sito, creato in italiano e in inglese, ha una grafica piuttosto semplice ma al tempo stesso immediata, fatta di colori tenui sullo sfondo e di un personaggio guida. Il menù principale è posto su una barra orizzontale dove l’utente può scegliere se dedicarsi alla sezione del creare, della lettura o del gioco. Può inoltre scegliere se informarsi sul progetto del sito o se aprire le sezioni dedicate alla scuola o ai genitori. Se si clicca su una delle icone dedicate alle attività per i bambini, è possibile poi scegliere tra ulteriori proposte di cui è possibile vedere una piccola anteprima (l’icona e una breve descrizione). Il sito prevede una versione su app per smartphone, il cui rimando è sempre sulla barra del menù principale: interessante!

CONSIDERAZIONI GENERALI

La sitografia elaborata prevede una vasta gamma di proposte per una utenza preferibilmente di età di scuola dell’infanzia, tuttavia è ben sfruttabile anche dalla fascia d’età relativa alla scuola primaria. Tutti i siti presi in considerazione prevedono una grafica piuttosto accattivante che sicuramente è volta ad attirare il pubblico dei piccoli utenti, tuttavia non tutti i siti riescono a conciliare la grafica con altri elementi e il rischio è quello di creare straniamento nei piccoli utenti. Questo non vuol dire che il bambino deve essere in grado di gestire autonomamente la navigazione nel sito: questo è assolutamente impensabile, infatti è fondamentale che l’esperienza di fronte al computer sia sempre accompagnata e supervisionata dall’adulto. Si fa riferimento, però, alla possibilità del sito di conquistare il piccolo utente fin dall’apertura del sito in modo che sia successivamente spinto a proseguire nella navigazione. Uno dei siti considerati ha una grafica assolutamente inadatta ai piccoli e troppo confusionaria sotto il profilo dell’esposizione dei contenuti (può creare confusione anche nell’adulto!); altri siti, invece, pur avendo una grafica accattivante, non sono coadiuvati da una giusta dose di feedback sonori o rimandi immediati alle azioni dell’utente (a volte eccessivi, altre volte assenti) quindi questo limita le possibilità di successo del sito.
Escludendo l’aspetto prettamente visivo e di presentazione, devo invece dire che, dal punto di vista dei contenuti, tutti i siti presi in considerazione propongono giochi e attività di alto livello. Le abilità messe in gioco sono varie e vanno dalla semplice esplorazione dello schermo alla ricerca di dettagli accattivanti fino all’attivazione di abilità linguistiche, logico-matematiche, visive, di coordinazione e cognitive nel senso più generale. Uno dei siti elaborati, in aggiunta agli altri, rende trasparenti queste scelte specificando gli obiettivi per ogni attività, mostrando nei fatti quello che è già specificato negli intenti (il progetto è elaborato da professionisti nell’ambito degli studi sulla psicologia infantile).
Effettuare questa ricerca è stato molto stimolante e sicuramente mi ha permesso di abbandonare siti già usati (aggiungerei senza troppa convinzione) a favore di nuove e  interessantissime proposte appena scoperte.

A presto!

 

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Educazione sanitaria…questa sconosciuta!

Gennaio è il mese in cui si ha il picco dell’influenza e, alla scuola dell’infanzia, il calo della frequenza si avverte ancora di più che nella primaria. O meglio così dovrebbe essere. Non succede, però, se i bambini (anche se malati) vengono a scuola ugualmente.

Mi spiego: La settimana scorsa, nella mia scuola, il virus ha colpito alla grande.  Per virus intendo la forma intestinale, ovvero vomito-diarrea-febbriciattola. Non tutti sono stati interessati dalla forma influenzale completa, infatti molti hanno preso la forma “scontata”, ovvero solo virus o solo diarrea. Il ragionamento più comune è stato: “Il bambino non ha febbre, allora sta bene!”
Per farla breve, diversi bambini sono venuti a scuola ugualmente, pieni di malesseri (e ovviamente di lagne). Inutile dire l’emergenza bagno continua, i mal di pancia, le nausee ecc. Ora può succedere che qualche bambino stia bene al risveglio e manifesti qualche sintomo solo nell’arco della giornata scolastica, però posso assicurare che in molti casi non è stato così. Diversi bambini sono stati accompagnati a scuola facendo finta che tutto fosse a posto, in realtà (viva la loro sincerità!) spontaneamente i piccoli raccontano i loro malesseri già dalla sera prima. E allora scopri che il piccolo è venuto a scuola con lo zainetto in spalla e il virus sotto il braccio.
La cosa bella è che un giorno, all’uscita, abbiamo informato un genitore che il bambino non era stato bene e la risposta è: “sì, lo so, anche ieri sera ha vomitato a casa, vomitiamo tutti a casa!” Il giorno dopo, di prima mattina, ho chiamato un papà per informare che la sua bimba era malata e non era il caso che passasse un’intera giornata a scuola, mensa compresa (dato che aveva il buono pasto) senza alcuna specificazione di diete in bianco. La risposta è stata: “no, non è che sta male…è che ha il virus!”.
Sono rimasta in silenzio per qualche secondo, sinceramente atterrita dalla risposta. 

In generale mi sono venute in mente alcune cose: alcune di getto, altre più ponderate. Dunque avere il virus non significa star male? Dunque una bambina che fa una popò completamente liquida appena dopo la colazione viene considerata sana agli occhi di un papà che quindi sapeva già di questa cosa? Quindi è il caso di dare un buono mensa per farle mangiare un pasto classico (quel giorno c’erano le lasagne) senza almeno specificare di poter avere una dieta in bianco (sempre assicurata in caso di indisposizione)? Non oso immaginare cosa avrebbe potuto provare la bimba se avesse mangiato le lasagne!
Io posso capire le difficoltà di una famiglia che, in caso di un figlio malato, deve organizzare la giornata e il lavoro in funzione di questo improvviso cambiamento; tuttavia non posso pensare che la logica della vita frenetica stia andando a discapito della salute di un bambino. Un cucciolo di 3-4-5 anni non è in grado di gestire un malessere, perché dobbiamo accanirci? E soprattutto, dove è la tanto decantata educazione sanitaria? 
Da parte mia posso aggiungere anche il disagio dovuto a 2 maestre su malate anch’esse e quindi assenti (il virus aleggia e contagia anche gli adulti) con conseguente gestione unica di una sezione da parte mia più smembramento di un’altra sezione. Inutile dirlo, ovviamente, non sono stati chiamati supplenti. 

Mamme, papà, nonni e babysitter, tenete i piccoli a casa fino alla loro completa guarigione! Riposate, giocate insieme, leggete una storia o guardate un cartone. Ne guadagnerete in salute, non solo fisica ma anche mentale. 

 

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Racconti buffi

Passiamo il gomitolo mentre ci raccontiamo come abbiamo trascorso le vacanze:

<<A. raccontaci cosa hai fatto durante questi giorni di vacanza!>>

<<Allora…ho mangiato, ho dormito, ho fatto colazione, ho giocato, ho mangiato, ho guardato un po’ la tv, ho mangiato ancora e poi ho dormito!>>

Il tutto condito con tante pause di riflessione tra un avvenimento e l’altro.

Evviva, è ricominciata la scuola! 🙂

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Noia e playfulness

Quando mi annoio divento stressante
ti giro intorno e sono incalzante.
Ma la soluzione è dentro di me
e se hai pazienza vien fuori da sé.
Tu non mi dire che devo fare
ma baciami in fronte e fammi annoiare.

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Come reagite di fronte alla noia del bambino? Quando non mostra segni di interesse verso ciò che lo circonda ma appare scocciato e “lagnoso” verso qualsiasi cosa gli si dica? Siete tra quelli che tirano fuori centomila cose cercando di attivare qualche meccanismo di azione nel piccolo oppure aspettate pazientemente che sia lui a restare improvvisamente incuriosito da qualcosa attorno a lui?
Personalmente, nelle mie prime esperienze da babysitter, cercavo di proporre qualcosa che solitamente divertiva la bambina, ma quasi mai ottenevo interesse o curiosità. Anzi il capriccio aumentava. Allora ho iniziato a distogliere l’attenzione da lei e da tutti i giochi e giocattoli di cui ormai lei era satura e a fare qualcosa di insolito: sistemare le magliette sulla poltrona, aprire il frigorifero e preparare qualcosa di sfizioso, tirare fuori bottoni o materiali apparentemente insignificanti (ovviamente facendo attenzione a non proporre oggetti troppo piccoli per la prima infanzia). Ecco che nel suo sguardo riappariva una lucina di curiosità e, quasi sempre, finivo per ritrovarmela accanto ad osservarmi o imitarmi. 

Bambini sempre immersi tra i giocattoli che prevedono un gioco stereotipato e alla fine sempre uguale a se stesso e che mostrano segnali di noia e disinteresse, non stanno cercando di convincervi ad acquistare per loro nuovi giochi-accessori-tablet-o-simili ecc. Spesso hanno solo bisogno di riscoprire ciò che li circonda secondo nuovi occhi, inventare storie sofisticate con i materiali più semplici usandoli in modi diversi da quelli consueti, agire per tentativi oppure per imitazione di un adulto. In ogni caso di stratta di attività nuove, nate non da un consiglio o peggio da un’imposizione (che gioco/playfulness sarebbe altrimenti!?!?!) ma una gestione nuova dell’ambiente dove certamente lo zampino dell’adulto ci può essere. Eccoci allora a parlare di predisposizione dello spazio e intervento indiretto dell’adulto: elementi fondamentali soprattutto nella scuola dell’infanzia dove è il bambino che, nel gioco libero, deve poter (e saper) autogestirsi secondo la sua volontà e la sua idea di gioco. Il compito dell’adulto è semplicemente assicurarsi che il tutto si svolga in sicurezza e, se il bambino vuole, partecipare con lui assecondando il suo gioco simbolico.
In tutto ciò, cosa fare se un bambino fa le lagne ma non riesce comunque ad essere catturato dal nostro agire nell’ambiente? Niente, semplicemente ha solo bisogno di riposarsi. Sceglierà lui quando e come tornare ad essere attivo e pimpante. Ragionamento scontato? Vi assicuro: per alcuni non lo è!

Aspetto riscontri!

 

Maestra Gigia