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La storia personale… facile!

Cari amici,

complici le vacanze di Natale (a proposito… Auguri!) forse riesco a condividere con voi qualche materiale nuovo. Oggi ho preparato in velocità una scheda facilitata sulla storia personale per il mio alunno speciale, che vi allego qui sotto.

Essa contiene una prima parte sulla linea del tempo personale dalla propria nascita fino ad oggi, con tappe relative ai due gradi di scuola frequentati fino ad oggi.
La seconda parte è relativa ai propri dati personali, una sorta di carta d’identità molto semplice che possa aiutare il bambino a portare l’attenzione su dati importanti che potrebbero essergli utili anche in futuro, non tanto nell’ambito scolastico ma soprattutto nella vita quotidiana.
La terza parte è dedicata alla famiglia e prevede la compilazione di un albero genealogico molto semplice, dove sono indicati il livello dei genitori e quello dei nonni. I colori non sono a caso, infatti la legenda porta l’attenzione sul legame posizione-relazione rispetto al bambino stesso.
La scheda è prevalentemente compilativa, ovvero contiene piccole attività di comprensione (domanda-risposta) e di completamento (delle frasi).

Il file, come sempre, è in formato word, così che sia possibile per voi modificarlo secondo le vostre necessità. La scheda che ho preparato io è:

  • in stampato maiuscolo;
  • fortemente semplificata a livello linguistico (perché sta imparando a leggere ora);
  • fortemente semplificata a livello “matematico” (il mio alunno conosce i numeri entro il 100 quindi qui gli viene richiesto di inserire la progressione degli anni senza le cifre delle centinaia e delle migliaia);
  • con riferimenti illustrati semplici ma efficaci e un’organizzazione precisa dello spazio.

Dove trovate il file? Eccolo: storia-personale-facile.

Una cosa che devo constatare è purtroppo i materiali scritti in stampato maiuscolo sono davvero pochi in giro per la rete e, dato che mio alunno sta imparando a leggere unicamente in questo carattere, eccomi ad autoprodurre!
…maestri e maestre d’Italia, se state preparando materiali in stampato maiuscolo, condividete anche voi! 🙂

Spero che la scheda potrà essere utile a qualcuno!

Dalle statistiche vedo che c’è tantissima gente che naviga nel blog ma mi piacerebbe avere qualche feedback, quindi, se vi va, lasciate un segno del vostro passaggio e scrivetemi l’utilizzo che farete del mio materiale!

Buon lavoro!

Maestra Gigia

 

 

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Festa di fine anno scolastico e genitori. Attenzione: toni polemici, astenersi permalosi.

In un ridente paesino delle Marche, oggi pomeriggio si è tenuta la tanto attesa festa di fine anno scolastico. Festa che doveva tenersi giovedì della settimana scorsa, ma era stata rimandata per maltempo. Caspita, direte, maltempo nel mese di Giugno? Eh sì, forse abbiamo proprio beccato la giornata sbagliata. E allora, dai, rimandiamola al 25 Giugno. E’ già arrivata l’estate!

Bene.

Per tutto il pomeriggio addobbiamo il giardino della scuola e il palco che lì è stato montato. Qualche nuvolone si aggira nel cielo ma, dai, meteo.it dice che non piove. L’impianto audio (mixer, casse, microfoni ecc.) è pronto e i bambini scalpitano per entrare. Evviva, tutti ai propri posti! Una delle insegnanti sale sul palco per presentare lo spettacolo che prevede brevi lezioni aperte di gioco danza in piccolo gruppo e poi qualche canzoncina.

Alle 6 si fa improvvisamente buio. Ricorda tanto quel Alle 3 si fece buio su tutta la terra, anche se questa è tutta un’altra storia.

Plin.

Plin. Plin

Plin Plin Plin plaf plaf plaf tutututuututtuutu

P******** (bip).

In due secondi viene giù il mondo.

Le insegnanti che sono dentro intrattengono i bambini, le insegnanti che sono fuori corrono a smontare l’impianto e metterlo al riparo prima che sia troppo tardi. Fuggi fuggi generale, mentre qualcuno si ripara nei locali della scuola.

Che si fa, che non si fa? Rimandare non si può, annullare totalmente la festa sarebbe un peccato…quindi la adattiamo come meglio possiamo. Tutti in sala mensa. Cioè, tutti no. I bambini si esibiscono in gruppetti, quindi forza…che si avvicinino solo i genitori di tizio, caio e sempronio ecc.
E allora: cosa non è chiaro di questo messaggio? Quelli davanti si scazzottano, ops…volevo dire…si fanno delicatamente spazio nel gruppo e il risultato è che i genitori di Tizio, Caio, Sempronio sono ancora in fondo alla sala, mentre i genitori di Pinco e di Pallino, che proprio non devono esibirsi in questa parte dello spettacolo (in nessuno dei gruppi, perché è la conclusione di un progetto a pagamento a cui non tutti hanno aderito), sono davanti a tutti con dei tablet immensi a scattare foto mentre Pinco e Pallino sono tranquillamente seduti a non fare niente.

Poi arriva il secondo gruppo, poi il terzo e infine il quarto. Vengono chiamati, a turno, i genitori dei bimbi che si esibiscono. Pinco e Pallino sono ancora lì a non fare niente, perché in effetti devono solo aspettare, mentre i loro genitori scattano foto al nulla e gli altri dietro sbuffano.

Aspettate, intanto fuori non piove più. Mentre dentro lo spettacolo procede (con gli adattamenti inevitabili del caso, ma procede) fuori alcune insegnanti montano di nuovo tutto l’ambaradan, spazzano l’acqua sul palco e provano a garantire al pubblico presente una seconda parte dello spettacolo un po’ più fresca e agevole, all’aperto.

In questa fase non troviamo i genitori di Pinco e Pallino, ovviamente perché sono ancora dentro. No, ora non stanno fotografando il vuoto ma sbuffano perché è caldo, non c’è spazio, lo spettacolo fa schifo e i loro figli non hanno partecipato. (sdjklfvnsdfvsdvlsnòd)

Troviamo però (Deo gratias) qualche altro genitore che si offre di aiutare le insegnanti a spazzare via l’acqua sul palco, a spostare le sedie, a montare le casse ecc. Allora il buon senso esiste ancora.

Ancora per poco.

Tornano i genitori di Pinco e Pallino che si piazzano proprio sotto il palco, anzi no, a momenti ci salgono sopra. I bambini dovrebbero esibirsi in alcune canzoncine, guidati dalle loro insegnanti posizionate appena lì sotto per fare le mossette insieme e dare un po’ di ritmo. Vi ricordate Mariele Ventre? Faceva così! Lei davanti e tutto il pubblico dietro.

No, i genitori di oggi non ricordano lo Zecchino D’oro e Mariele Ventre. Loro guardano Ti lascio una canzone e i bambini, lì, non hanno nessuna guida davanti. Hanno l’ear monitor, no? Quindi perché mai si dovrebbe lasciare uno spazio vitale per le insegnanti per farle posizionare in pole position di fronte ai bimbi? E perché mai si dovrebbe lasciare uno spazio vitale attorno all’impianto audio?

In questo simpatico pomeriggio, quindi, vediamo genitori arrampicati quasi sul palco a scattare foto con tablet più grossi di loro, mentre le insegnanti non trovano spazio manco per andare a premere play per far partire la musica.

Comunque i gruppi si alternano sul palco fino a che, a spettacolo quasi terminato, vengono festeggiati i bambini che hanno terminato la loro esperienza nella scuola dell’infanzia e si preparano per iniziare la scuola primaria. Anche in questo caso i sempre noti genitori tecnologici sono tutti pronti a scattare foto e girare video da mettere su youtube, però manco mezzo urletto di incitamento o un applausino (ovvio, le mani sono impegnate) per festeggiare i nostri “piccoli più grandi” che ci salutano. Ad applaudire e far festa, anche stavolta, sono solo le maestre.

Lo spettacolo ora è finito. Una volta i genitori cercavano i loro bambini, poi si avvicinavano alle insegnanti, facevano ciao ciao con le manine, un bel sorriso e magari ci scappava anche un abbraccio e un augurio di buone vacanze. Oggi ho visto i bambini cercare i genitori e poi ho osservato tutti andarsene, alcuni senza manco salutare. Intanto i genitori di Pinco e Pallino, a braccia conserte senza muovere un ditino, sbuffano sulla mancata riuscita della festa. Intanto, qualche bambino grande (fratelli, cugini ecc. dei nostri piccoli) ha distrutto la scenografia sotto gli occhi di genitori che hanno visto senza muovere un ditino o senza dire nonlofarefermati.

Riflessioni random al termine di questa giornata:

Quando penso che i genitori di oggi fanno parte, più o meno, della mia generazione, mi ritengo un’aliena nel loro mondo.

Quando penso a loro, unisco  i pezzi pensando ad alcuni atteggiamenti dei bambini. Allora il puzzle si ricompone improvvisamente ai miei occhi, illuminandomi.

Quando penso che forse anche io, tra qualche anno, parteciperò alla festa della scuola dei miei figli, vorrei essere una mamma meno lamentosa o/e più collaborativa (possibilmente entrambe, dato che senonmovinapajaesbuffisololaprossimavoltatenestaiacasa). Penso agli adulti (genitori, nonni e parenti tutti) che potrebbero evitare di puntualizzare sulle sciocchezze, potrebbero invece rimboccarsi le maniche insieme a noi, in quell’ottica di collaborazione tra scuola-famiglia che ci siamo persi per strada. Penso a tutti quei tablet in mano a gente che poi dice di non avere i soldi per fare una visita specialistica al figlio che ne avrebbe tanto bisogno. Poi, penso a quei papà che ci hanno aiutato a sistemare le cose, perché forse – allora – qualcuno si salva. Educazione genitoriale, questa – per me – è la sfida più grande a cui le scuole (e la società intera) debbono lavorare.

Quando penso alla festa di oggi, penso a noi insegnanti che, nonostante la pioggia, multitasking mode on, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo salvato il salvabile, effettuando comunque uno spettacolo che sembrava spacciato. Penso ai bambini che si sono divertiti molto, a dispetto delle manie di protagonismo e dei commenti idioti degli adulti e a riprova del fatto che il “successo”, per loro, è divertirsi insieme… anche se il risultato non è da prima tv! Penso a me, che ce la metto tutta per essere una brava insegnante, ma che mi perdo sempre sul più bello: devo imparare a farmi scivolare addosso la superficialità del mondo adulto.

Negli occhi dei bimbi, la felicità. Nel resto, il vuoto.